Bologna: Immigrati. Desi Bruno (Garante regionale detenuti): "Cie inutili e dannosi, e' tempo di chiuderli"
“Ho chiesto, ancora con più forza negli ultimi mesi, che il Centro di identificazione e di espulsione di Bologna fosse chiuso. Ma nei sessanta giorni che dovrebbero servire per i lavori necessari a ripristinare strutture e ambienti, occorre ripensare quello che fino a oggi è stato fatto con le trattenute e i trattenuti, rinchiusi senza aver commesso un reato all’interno di un posto che da tutti è considerato peggio di un carcere”.
Dopo il sollievo per la tanto richiesta chiusura del Cie, non si ammorbidisce la posizione della Garante regionale per le persone private della libertà personale, Desi Bruno. Appena dieci giorni fa, la Garante aveva scritto al Prefetto, all’Asl e al sindaco Merola per denunciare che, dopo un mese dall’ultima visita, le condizioni di degrado in cui sono costretti a vivere i trattenuti erano rimaste immutate: “Magazzini vuoti mentre si cammina in ciabatte nella neve, coperte lasciate per mesi senza ricambio, assenza di biancheria intima, finestre rattoppate con cartone, cibo scadente, servizi igienici rotti, casi di scabbia, tossicodipendenti, persone affette da Hiv. Impossibile stupirsi quando, per protestare contro il trattenimento, un uomo e una donna si sono cuciti le labbra con fili tirati via da maglie e pezzetti di ferro acuminati”. Sono tuttora presenti nel Centro di via Mattei 25 donne e 28 uomini, come ha potuto constatare il personale dell’ufficio del Garante nell’ultimo accesso di lunedì scorso. La chiusura, seppure temporanea, "costituisce una buona notizia", ma adesso – ribadisce la Garante – “bisogna ripensare l’intero sistema anche in attesa che a livello comunitario si trovi la strada per chiedere agli Stati più garanzie nei confronti dei cittadini stranieri da rimpatriare”. La gravità della situazione è stata ripetutamente e costantemente monitorata dallo sportello di informazione giuridica attivato all’interno del Cie dalla Garante e dal Difensore civico; in alcuni casi, l’intervento del servizio ha consentito il rilascio di persone che non potevano essere trattenute. All’interno del Cie non ci sono attività di volontariato tra i trattenuti. Corsi di italiano, attività sportive, piccole occasioni di lavoro, importanti soprattutto quando la permanenza può durare, di fatto, in alcuni casi anche un anno. La mancanza di servizi alle persone è legata anche alla scelta effettuata negli ultimi mesi di affidare la gestione del Centro secondo parametri al massimo ribasso, che certamente consentono di risparmiare, ma a danno della dignità delle persone. La Garante segnala, inoltre, come i decreti di espulsione che trovano compimento rappresentino solo la metà di quelli che dovrebbero essere effettuati, il calo progressivo delle presenze pone con sempre maggiore insistenza l’interrogativo sul significato di queste strutture nelle quali, con proroghe reiterate, la detenzione si può protrarre fino al limite dei 18 mesi, e spesso senza che alcuna identificazione si compia. “Inutili per le identificazioni e inefficaci per le espulsioni, i Cie sono solo macchine che producono insicurezza, tensioni, inumane condizioni di vita per le persone che vi sono ristrette, tagli traumatici dei legami familiari”, conclude la Garante. La stessa allerta viene lanciata per il Cie di Modena, che l’8 marzo la Garante tornerà a visitare, accogliendo l’appello lanciato pubblicamente dalla Cgil, in rappresentanza dei lavoratori da quattro mesi senza stipendio, e dal sindaco Pighi. (rg) Assemblea Legislativa Regionale - Servizio Informazione Prot. N. 290/2013 Data 05/03/2013
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